Nelle credenze delle case piemontesi, tra un servizio buono e una zuppiera della nonna, capita spesso di trovare un piatto con un galletto dalla coda variopinta. Quel galletto viene da Mondovì, città che per oltre un secolo è stata uno dei centri della produzione ceramica italiana. Una storia di fornaci e di operai, di decori popolari e di oggetti d'uso quotidiano, che oggi si può ripercorrere in un museo dedicato, nel cuore del rione alto di Piazza.
Le origini: un laboratorio in un fienile
Tutto comincia nel 1805, quando il medico Francesco Perotti avvia un piccolo laboratorio di maioliche nel rione del Rinchiuso, all'interno di un fienile. Pochi anni dopo apre un secondo stabilimento, presso Mondovì Borgato, dedicato a manufatti in terra rossa invetriata. Nello stesso periodo, tra il 1808 e il 1814, il savonese Benedetto Musso fonda a Carassone il primo stabilimento per la produzione di stoviglie in terraglia.
La scelta di Mondovì non era casuale: il territorio offriva in abbondanza le materie prime necessarie, e il saper fare portato da artigiani liguri trovò qui un terreno fertile. Era l'inizio di una vera e propria vocazione industriale.
L'Ottocento delle fabbriche
La svolta arriva nel 1842, quando Giuseppe Besio, originario di Albisola, apre la sua fabbrica in città. Nei decenni successivi ne nascono molte altre: quella dei Fratelli Messa nel 1860, di Lorenzo Beltrandi nel 1884, la Società Ceramica Italiana Richard Ginori nel 1897 e la fabbrica di Edoardo Barberis nel 1898. Intorno a Mondovì si forma un vero distretto ceramico, che coinvolge anche Chiusa di Pesio, Vicoforte-Moline e Villanova Mondovì.
La produzione è soprattutto quella che oggi chiamiamo "Vecchia Mondovì": stoviglie e oggetti di uso comune, piatti, scodelle, zuppiere e tazze, decorati con soggetti di gusto popolare. Non porcellane da salotto, dunque, ma ceramiche pensate per la tavola di tutti i giorni, nelle case di città e nelle cascine di campagna.
Il galletto e i decori a spugna
Il simbolo per eccellenza è il galletto, che compare intorno alla metà dell'Ottocento sugli oggetti della manifattura Besio e diventa negli anni l'immagine stessa della ceramica monregalese. Accanto al galletto, le fabbriche svilupparono un vasto repertorio di decori: fiori, motivi geometrici, scritte augurali per matrimoni e ricorrenze.
Le tecniche raccontano bene la natura industriale e insieme artigianale di questa produzione. Nella prima metà dell'Ottocento si dipingeva soprattutto a pennello, aiutandosi con spugne naturali; nella seconda metà le spugne intagliate, i timbri e le mascherine presero sempre più spazio, permettendo di ripetere rapidamente motivi regolari come le fasce blu che vedete nella zuppiera della foto. Ogni pezzo, però, conserva le piccole irregolarità della mano che lo ha decorato.
La crisi e la memoria
Il Novecento porta trasformazioni profonde. Dagli anni Sessanta il settore entra in crisi e la maggior parte degli stabilimenti chiude entro il 1972; la Besio resiste più a lungo delle altre. Con le fabbriche se ne va un pezzo di storia sociale della città, fatta di generazioni di lavoratori. Oggi la ceramica monregalese è riconosciuta con la denominazione di Ceramica Artistica e Tradizionale, e alcuni laboratori continuano a tenere viva la tradizione.
Il Museo della Ceramica di Mondovì
Per conoscere questa storia la tappa obbligata è il Museo della Ceramica, inaugurato nel 2010 in Palazzo Fauzone di Germagnano, uno degli edifici più antichi di Mondovì Piazza, affacciato su piazza Maggiore. Il nucleo delle collezioni viene dalla donazione di Marco Levi, ultimo proprietario e direttore della fabbrica Besio, a cui si è aggiunta la collezione di Carlo Baggioli, considerata tra le più ricche del distretto.
- il percorso si snoda in 17 sale ai piani nobili del palazzo, con oltre 600 pezzi esposti;
- gli allestimenti multimediali raccontano tutte le fasi della lavorazione e la vita delle fabbriche e dei loro lavoratori;
- il museo organizza laboratori didattici per bambini e scuole e ospita mostre temporanee.
Per giorni e orari di apertura, visite guidate e laboratori consultate il sito ufficiale del museo.
Mondovì dista circa 13-17 km da Vivi il verde Home, a Case Ponza di Frabosa Sottana: una mezza giornata tra le sale del museo e le vie di Piazza si inserisce facilmente in qualsiasi soggiorno, con il parcheggio gratuito della casa ad attendervi al rientro.
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