Fuori è ancora buio, l'aria di dicembre punge e le strade di Carrù sono già piene di gente. Allevatori con i loro animali, curiosi arrivati da lontano, famiglie del posto che non mancherebbero per nulla al mondo: è la mattina della Fiera del Bue Grasso, uno degli appuntamenti più antichi e sentiti del Piemonte contadino. Una festa che unisce la passione per l'allevamento della razza bovina Piemontese al rito gastronomico del bollito, servito fin dalle prime ore del giorno.
Una storia che parte dal Medioevo
Carrù, alle porte delle Langhe e a breve distanza da Mondovì, è da secoli un paese di mercati. Già nel Quattrocento vi si tenevano regolarmente mercati di bestiame, e nel 1635 il duca Vittorio Amedeo I di Savoia concesse alla comunità il diritto di tenere una fiera annuale di tre giorni. La fiera moderna, però, ha una data di nascita precisa: il 15 dicembre 1910. Fu istituita dall'amministrazione comunale insieme al Comizio Agrario di Mondovì per rispondere alla carenza di animali da macello e al conseguente aumento del prezzo della carne. Da allora, salvo rare interruzioni, la manifestazione si ripete ogni inverno ed è diventata una vetrina nazionale per l'allevamento piemontese.
Come si svolge la giornata
Tradizione vuole che la fiera si tenga il secondo giovedì prima di Natale. La giornata segue un ritmo antico:
- All'alba arrivano i capi in concorso, tutti di razza Piemontese, suddivisi in diverse categorie, tra cui buoi, manzi, vitelli, vacche e tori.
- Durante la mattinata una giuria di esperti valuta gli animali, mentre il pubblico passeggia tra i recinti ammirando i capi più imponenti.
- A fine mattinata arrivano le premiazioni: i vincitori ricevono le tradizionali gualdrappe, coperte e fasce decorate a mano, insieme a coppe e medaglie, e sfilano davanti alla folla.
Vedere un bue Piemontese da vicino, con il suo mantello chiaro e la sua mole, è un'esperienza che colpisce anche chi non ha mai messo piede in una stalla. Per gli allevatori la gualdrappa vinta a Carrù è un riconoscimento di grande prestigio, frutto di mesi di cure e di una cultura dell'allevamento tramandata di generazione in generazione.
Il rito del bollito
Se la fiera è il cuore della giornata, il bollito ne è l'anima. Fin dalle prime ore del mattino, nei locali del paese si servono bollito misto e trippe, accompagnati da un bicchiere di vino rosso o di vin brulé per scaldarsi. Non è un'esagerazione da cartolina: a Carrù il bollito si mangia davvero di buon'ora, ed è parte integrante della festa.
Il bollito misto alla piemontese segue una tradizione precisa, spesso riassunta nella cosiddetta regola del sette: diversi tagli di carne bovina, una serie di accompagnamenti e le salse classiche, a cominciare dal bagnetto verde e dal bagnetto rosso. Un piatto lento, generoso, che racconta da solo l'inverno piemontese.
Consigli per visitare la fiera
Vestitevi pesante, con scarpe comode e calde: la fiera si vive all'aperto e nelle mattine di dicembre la temperatura può scendere sotto lo zero. Arrivate presto, sia per trovare parcheggio sia per assistere ai momenti più autentici, quando gli animali vengono sistemati e la piazza si anima. Approfittate poi della giornata per una passeggiata nel centro di Carrù, con i suoi portici e il castello che domina il paese, e magari per proseguire verso le prime colline delle Langhe.
La fiera è un evento ricorrente, ma date precise, programma delle premiazioni e iniziative collaterali vengono definiti ogni anno: fate sempre riferimento ai canali ufficiali del Comune di Carrù e agli enti turistici del Cuneese prima di partire.
Dicembre tra fiere e montagne
La Fiera del Bue Grasso cade nel periodo in cui le valli sopra Mondovì iniziano a imbiancarsi. Da Vivi il verde Home, nella frazione di Case Ponza a Frabosa Sottana, Carrù si raggiunge in giornata passando per Mondovì: al mattino il bollito in fiera, la sera il silenzio della valle.
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